Youth radicalisation represents one of the most complex emerging threats to international security. Social media platforms, online video games, chats, and messaging applications now allow extremist organisations to reach young people and minors directly, exploiting their vulnerabilities, isolation, and need for belonging.

The phenomenon is also particularly relevant for Europe, which is being called upon to address major social transformations, new migration flows, and complex integration challenges. In this context, careful consideration must be given to the potential vulnerabilities affecting part of the younger generations, including the so-called second generations, born or raised in European countries but sometimes exposed to marginalisation, identity conflicts, or difficulties in feeling fully recognised by the societies to which they belong.

Non esiste naturalmente un automatismo tra origine migratoria e radicalizzazione. Si tratta, piuttosto, di uno spunto di riflessione sulle criticità che potrebbero emergere in futuro e sulla necessità di sviluppare strumenti sempre più efficaci di prevenzione, analisi e previsione delle minacce.

In this context, INTERPOL’s new “Youth Radicalization” report, shared in March 2026 with the organisation’s 196 member countries, is particularly significant.

The INTERPOL Study on Youth Radicalisation

Secondo INTERPOL, i giovani sono sempre più coinvolti in attività terroristiche e riconducibili all’estremismo violento. Il rapporto cita dati significativi: il 70% dei detenuti per reati collegati al terrorismo in Francia e il 71% dei soggetti accusati di reati analoghi a Singapore appartengono a categorie comprendenti giovani adulti, giovani e minori. In Canada, quasi un caso di terrorismo su dieci coinvolgerebbe persone appartenenti alle fasce di età più giovani.

The most concerning aspect, however, is the speed of the process. Some studies analysed by INTERPOL suggest that online radicalisation can develop within just a few weeks.

Il tempo che intercorre tra la prima esposizione a contenuti estremisti e la disponibilità a compiere un’azione violenta potrebbe quindi essere molto più breve rispetto al passato, riducendo sensibilmente le possibilità di intervento da parte delle famiglie, delle istituzioni e delle forze di sicurezza.

Perché i giovani sono vulnerabili alla radicalizzazione

L’adolescenza è una fase caratterizzata dalla ricerca di identità, appartenenza e riconoscimento. I giovani mettono in discussione i modelli familiari, cercano nuovi riferimenti e costruiscono una parte significativa delle proprie relazioni attraverso il mondo digitale.

Questi comportamenti sono del tutto normali. Possono però trasformarsi in vulnerabilità quando si accompagnano a isolamento sociale, frustrazione, esclusione, fragilità personali o difficoltà di integrazione.

Le organizzazioni estremiste cercano di inserirsi proprio in questi spazi, offrendo una comunità, un’identità e una rappresentazione semplificata della realtà. Il reclutatore può presentarsi inizialmente come un amico o un interlocutore disponibile ad ascoltare, introducendo soltanto in una fase successiva contenuti ideologici e messaggi violenti.

Lo stesso rischio non riguarda una sola origine o una specifica comunità. Europol ha individuato propaganda online rivolta ai minorenni proveniente sia dall’estremismo jihadista sia dall’estremismo violento di destra. In una sola operazione coordinata nel 2025 sono stati segnalati oltre 2.000 collegamenti a contenuti terroristici o estremisti destinati ai giovani.

Social Media, Gaming, and Online Recruitment

Il principale ambiente nel quale si sviluppa la radicalizzazione giovanile è oggi Internet.

Social media platforms, video-sharing platforms, chats, multiplayer video games, and messaging services make it possible to reach large numbers of young people, often without raising suspicion.

Il primo approccio non avviene necessariamente attraverso contenuti apertamente terroristici. Può iniziare con meme, battute, video provocatori o interessi condivisi. L’obiettivo è costruire gradualmente fiducia e appartenenza.

Anche gli algoritmi possono contribuire al processo. Un giovane che visualizza o condivide contenuti aggressivi può ricevere materiali progressivamente più estremi, entrando in un ambiente digitale nel quale le stesse idee vengono continuamente confermate.

Europol ha inoltre segnalato il crescente utilizzo delle piattaforme di gaming per diffondere propaganda terroristica, razzista e xenofoba, confermando come il reclutamento possa avvenire anche negli spazi apparentemente dedicati all’intrattenimento.

The Normalisation of Violence Among Young People

A further area of concern is the increasing portrayal of violence in content aimed at young people.

Gesti di atleti che mimano il taglio della gola, l’uso di coltelli o di armi da fuoco compaiono sempre più spesso nello sport, nella musica e nei video diffusi sui social network.

Questi comportamenti non costituiscono automaticamente una prova di radicalizzazione. Possono essere forme di imitazione, provocazione o ricerca di visibilità.

Their repeated reproduction may nevertheless contribute to a symbolic normalisation of violence. Particularly aggressive gestures are turned into spectacle, a form of identity-based language, or a means of gaining approval and notoriety.

Il rischio è che la violenza venga progressivamente percepita come meno grave, più familiare o socialmente accettabile. Per la maggior parte dei giovani questo processo non produrrà un’adesione all’estremismo. Nei soggetti più vulnerabili può però ridurre la distanza psicologica rispetto a narrazioni che presentano la violenza come legittima o necessaria.

La “salad bar ideology”

INTERPOL also refers to the concept of “salad bar ideology”, used to describe pathways in which young people do not adhere to a single structured ideology.

Elements of jihadism, right-wing extremism, misogyny, nihilism, conspiracy theories, and fascination with mass killings may be selected and combined in an apparently incoherent manner.

Il denominatore comune non è necessariamente una precisa visione politica o religiosa, ma la centralità attribuita alla violenza.

Questo rende la minaccia più difficile da classificare. Un giovane può infatti passare rapidamente da una community online all’altra, adottando simboli, linguaggi e narrazioni differenti senza appartenere formalmente a un’organizzazione estremista.

Violence-as-a-Service: Violence Commissioned Online

Among the emerging phenomena identified by INTERPOL is the so-called Violence-as-a-Service.

Young people and minors may be contacted through private messages and offered money to carry out assaults or other violent acts. The amounts offered may be relatively modest, but still attractive to an adolescent.

I reclutatori possono inoltre minimizzare le conseguenze giudiziarie, facendo credere ai ragazzi che la minore età garantisca pene particolarmente lievi.

Questa dinamica avvicina le tecniche dell’estremismo violento a quelle della criminalità organizzata. Europol ha infatti segnalato che il reclutamento di minorenni viene ormai utilizzato deliberatamente dalle reti criminali europee, anche per commettere estorsioni, aggressioni e omicidi.

Food for thought on second-generation communities in Europe

Lo studio di INTERPOL presenta un’analisi globale e non attribuisce il rischio di radicalizzazione a specifiche nazionalità o gruppi sociali.

Le sue conclusioni offrono però uno spunto rilevante per valutare le possibili criticità future nel contesto europeo.

Una parte dei giovani di seconda generazione può trovarsi a vivere una condizione complessa: essere nata o cresciuta in Europa, ma percepirsi talvolta distante sia dalla cultura familiare sia da quella del Paese di appartenenza.

Quando questa situazione si accompagna a marginalità, discriminazione, disagio economico, fallimento scolastico o esclusione sociale, può generare vulnerabilità che gruppi estremisti e reti criminali cercano di sfruttare.

Non è oggi possibile quantificare con precisione la percentuale di giovani di seconda generazione che potrebbero essere esposti a tali dinamiche, né sarebbe corretto considerarli una categoria omogenea o naturalmente incline alla radicalizzazione.

È però ragionevole inserire il fenomeno tra i fattori che meritano attenzione nell’ambito delle politiche di integrazione e delle attività di intelligence preventiva.

Allo stesso tempo, il rischio riguarda anche giovani europei privi di un background migratorio, che possono essere attratti dall’estremismo politico, dalla misoginia, dal nichilismo o da ideologie ibride. La radicalizzazione deve quindi essere valutata attraverso le vulnerabilità individuali, i comportamenti e le relazioni online, non attraverso la sola origine familiare.

Prevention and Forecasting of Future Threats

The value of the INTERPOL study lies primarily in its ability to provide useful guidance for the prevention of youth radicalisation and the early identification of potential future threats.

INTERPOL raccomanda lo sviluppo di contro-narrative digitali, una maggiore collaborazione con le piattaforme tecnologiche e la creazione di spazi online capaci di rispondere ai bisogni dei giovani più isolati, vulnerabili o disillusi.

Prevention should encompass integration policies, digital education, support for families, an institutional presence within communities, and the monitoring of online dynamics. At the same time, the ability to detect warning signs and intervene preventively must be rapid, coordinated, and rigorous, ensuring that an excessively passive or permissive approach does not allow already critical situations to develop into more serious forms of extremism or violence.

In this context, Risk Intelligence, Protective Intelligence, and OSINT analysis play a central role. The monitoring of open sources makes it possible to identify emerging language, propaganda campaigns, signs of escalation, and mobilisation processes before they develop into concrete threats.

L’obiettivo non è sorvegliare indiscriminatamente i giovani né considerare ogni gesto provocatorio come un indicatore terroristico. La vera sfida consiste nel distinguere tra imitazione, devianza, reclutamento criminale e autentico percorso di radicalizzazione, concentrando attenzione e risorse sui segnali realmente significativi.

Nel contesto europeo, queste dinamiche richiedono particolare attenzione anche in relazione alle sfide di integrazione delle nuove generazioni e alle possibili vulnerabilità di una parte dei giovani di seconda generazione. Non si tratta di stabilire collegamenti automatici tra immigrazione e radicalizzazione, ma di riconoscere che marginalità, conflitti identitari, esclusione sociale e propaganda online possono concorrere alla formazione di nuovi fattori di rischio.

The INTERPOL study therefore has strategic value for institutions, businesses, and security professionals: understanding the mechanisms of youth radicalisation today means strengthening the ability to prevent, identify, and promptly counter the threats that may emerge tomorrow.

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